Una miniera d’oro artigianale è crollata martedì 18 agosto a Zamboye, nella parte occidentale della Repubblica Centrafricana, vicino al confine con il Camerun. Il numero delle vittime non è ancora stato accertato: il vicesindaco della prefettura di Nana-Mambéré, Souleymane Bi, ha riferito che almeno 30 corpi sono stati recuperati, mentre un responsabile di un’associazione mineraria locale ha parlato di oltre 100 morti. Il sito si trova a circa 50 chilometri da Baboua. Le ricerche proseguono e alcune persone risultano ancora sepolte.
- Il cedimento è avvenuto martedì nel sito minerario di Zamboye, vicino al Camerun.
- Almeno 30 corpi sono stati recuperati, ma fonti locali stimano più di 100 vittime.
- La procura di Baboua ha annunciato un’indagine sulle cause e sulla gestione della miniera.
Un sito artigianale fuori dal controllo statale
Prima del crollo, migliaia di lavoratori dipendevano dall’estrazione su piccola scala praticata nella regione. Queste miniere artigianali utilizzano spesso strumenti e strutture improvvisati, con protezioni insufficienti e controlli di sicurezza limitati o assenti. Il sito di Zamboye è stato descritto dalle autorità come illegale.
In questo tipo di attività l’oro viene cercato attraverso pozzi e gallerie scavati direttamente dai minatori. L’assenza di una gestione tecnica e di verifiche regolari può rendere difficile valutare la stabilità del terreno: per chi vi lavora, ciò significa essere esposto al rischio di cedimenti senza le garanzie normalmente previste nelle attività estrattive regolamentate.
La tragedia si inserisce in una serie di incidenti minerari segnalati nel Paese. A giugno, decine di persone erano morte nel crollo del sito aurifero di Bé-Mbari, anch’esso vicino al confine camerunese. Altri sette lavoratori erano rimasti uccisi a marzo a Ngourroum e 20 a febbraio a Gordi.
Il terreno cede e travolge i lavoratori
Secondo la procura di Baboua, il disastro sarebbe stato provocato dal cedimento di diverse gallerie sotterranee nelle quali stavano operando i minatori. Filmati pubblicati sui social media sembrano mostrare una massa di terra staccarsi dal fianco della miniera e precipitare verso l’area sottostante.
Il terreno ha sepolto i lavoratori mentre nel sito erano in corso le attività estrattive, lasciando un numero ancora imprecisato di persone sotto le macerie.
Durante le ore successive, residenti e soccorritori hanno estratto almeno 30 corpi. Le immagini provenienti dal luogo mostrano giovani uomini e donne coperti di fango impegnati nelle operazioni, mentre alcuni feriti hanno ricevuto cure mediche. Bertrand Be Yangué, membro del consiglio giovanile di Zamboye, ha avvertito che il bilancio potrebbe aumentare perché risultano ancora dispersi e intrappolati.
Le cifre diffuse dalle fonti locali divergono sensibilmente. Un funzionario ha indicato circa 40 morti, mentre un responsabile dell’associazione mineraria ha parlato di oltre 100. Laurent Ngon Baba, amministratore locale di Baboua, ha precisato che non è ancora possibile stabilire un bilancio formale.
La discrepanza significa che, fino alla conclusione delle ricerche e all’identificazione dei corpi, ogni conteggio deve essere considerato provvisorio.
Proseguono le ricerche, la procura apre un’indagine
Le prossime ore saranno dedicate alla ricerca delle persone ancora sepolte e alla definizione del numero delle vittime. La procura di Baboua ha annunciato l’apertura di un’indagine per stabilire le cause del crollo e accertare chi gestisse il sito.
Il portavoce del governo centrafricano, Evariste Ngamana, ha espresso vicinanza alle famiglie e dichiarato che le autorità stanno lavorando per fornire assistenza. Dall’altra parte del confine, il Camerun si è detto pronto ad accogliere e curare eventuali feriti, mentre il governatore della regione orientale, Gregoire Mvongo, ha riferito di una collaborazione con le autorità centrafricane.
Per le comunità che dipendono dall’estrazione artigianale, l’inchiesta potrà chiarire la dinamica del singolo cedimento. Più in generale, la tragedia mostra il costo umano di un settore nel quale la necessità di guadagnarsi da vivere può spingere i lavoratori a entrare in strutture prive di controlli e protezioni adeguati.






























