«Stiamo correndo per sviluppare un vaccino contro Bundibugyo e produrre le dosi per gli studi clinici»: con queste parole Raman Rao, amministratore delegato di Hilleman Laboratories, ha presentato l’avanzamento di un candidato basato sulla piattaforma rVSV. L’annuncio arriva mentre un programma distinto dell’Università di Oxford ha già somministrato a un primo volontario il vaccino sperimentale ChAdOx1. La corsa al vaccino Ebola Bundibugyo accompagna l’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo: al 29 luglio erano stati confermati 3.360 casi e 1.487 decessi; in Uganda i casi confermati erano 20, con due morti.
- Hilleman Laboratories svilupperà un vaccino monodose basato sulla piattaforma rVSV.
- Oxford ha iniziato uno studio di fase I del candidato ChAdOx1 su volontari sani nel Regno Unito.
- Non esistono vaccini o trattamenti approvati contro l’Ebola della specie Bundibugyo.
- L’epidemia è concentrata soprattutto nella provincia nordorientale congolese dell’Ituri.
Hilleman punta sul candidato rVSV indicato dall’Oms
Hilleman Laboratories, joint venture con sede a Singapore tra Merck e l’organizzazione benefica Wellcome, porterà avanti il candidato monodose sviluppato dall’International AIDS Vaccine Initiative. Gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità lo hanno definito a maggio il candidato «più promettente» contro questa specie del virus.
La ragione è la piattaforma rVSV, già impiegata per Ervebo, l’unico vaccino contro l’Ebola ufficialmente autorizzato. Ervebo, sviluppato e prodotto da MSD, chiamata Merck in Nord America, protegge però dalla specie Zaire e non da Bundibugyo. MSD offrirà al nuovo progetto la propria consulenza tecnica.
Il candidato utilizza una versione modificata del virus della stomatite vescicolare come vettore per mostrare al sistema immunitario una proteina dell’ebolavirus Bundibugyo e stimolare così una risposta. La Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, o CEPI, sostiene l’iniziativa con un finanziamento fino a 8,5 milioni di dollari.
Il programma di Hilleman e quello già entrato nella sperimentazione clinica a Oxford sono due progetti distinti, basati su piattaforme differenti.
Se le prime prove avranno successo e arriverà l’autorizzazione, Hilleman e CEPI puntano a garantire dosi rapidamente disponibili e accessibili nei Paesi colpiti e negli Stati a reddito basso e medio. Il nuovo vaccino dovrebbe inoltre conservarsi per mesi in normali frigoriferi, mentre Ervebo richiede temperature molto basse.
Se questa caratteristica verrà confermata, significherebbe una distribuzione potenzialmente meno costosa e più semplice nelle aree remote, dove la continuità della catena del freddo può condizionare una campagna vaccinale.
Oxford ha già somministrato la prima dose di ChAdOx1
Il candidato dell’Università di Oxford usa invece la piattaforma adenovirale ChAdOx1, la stessa impiegata per il vaccino Oxford-AstraZeneca contro il Covid-19. La fase I coinvolgerà circa 50 volontari sani tra i 18 e i 55 anni nel Regno Unito, con l’obiettivo iniziale di valutarne la sicurezza e la capacità di indurre una risposta immunitaria.
L’avvio della fase I non dimostra ancora che il vaccino sia efficace contro la malattia: è il primo passaggio clinico necessario per raccogliere dati su sicurezza e risposta immunitaria.
Se i risultati saranno positivi, il programma prevede studi in Uganda e successivamente sperimentazioni di fase II e III in contesti epidemici entro l’autunno o l’inverno. Oxford ha lavorato con il proprio Clinical Biomanufacturing Facility e con il Serum Institute of India; finora sono state prodotte circa 620 mila dosi.
Anni di preparazione hanno consentito di accelerare lo studio
Il primo volontario ha ricevuto ChAdOx1 appena 68 giorni dopo che l’Oms ha dichiarato l’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale. Teresa Lambe, responsabile dell’immunologia dei vaccini a Oxford e coordinatrice scientifica dello studio, ha attribuito questa rapidità al lavoro svolto in precedenza.
«Lavoriamo da molto tempo sui vaccini contro Ebola», ha spiegato la ricercatrice, ricordando che alcuni componenti del gruppo erano già coinvolti durante l’epidemia del 2013 e che la sequenza genetica necessaria era già disponibile. Studi preclinici, produzione, preparazione del protocollo e confronto con le autorità regolatorie sono stati quindi portati avanti in parallelo.
Richard Hatchett, amministratore delegato di CEPI, ha descritto l’aumento dei casi come «preoccupante» e l’epidemia come una crisi umanitaria in rapido sviluppo. Oltre ai programmi rVSV e ChAdOx1, CEPI si è impegnata a investire fino a 50 milioni di dollari nello sviluppo di un ulteriore vaccino contro l’Ebola Bundibugyo con Moderna. La presenza di più candidati significa che la ricerca non dipende da una sola tecnologia, ma nessuno di questi progetti può ancora sostituire le verifiche cliniche e il successivo esame delle autorità regolatorie.































