Gianni Infantino incassa il sostegno di cinque dirigenti del calcio africano mentre cerca di superare la controversia sul piano, poi ritirato, per raccogliere circa 3,6 miliardi di euro (4,2 miliardi di dollari) attraverso una nuova società per i diritti commerciali. Fouzi Lekjaa, Hany Abo Rida, Hamidou Djibrilla, Ahmed Yhaya e Veron Mosengo-Omba hanno diffuso messaggi simili: hanno accolto favorevolmente l’abbandono del progetto, ma hanno confermato la propria fiducia nel presidente della FIFA. Le dichiarazioni precedono la riunione di giovedì del comitato esecutivo della Confederazione africana di calcio.
- Cinque dirigenti africani hanno espresso sostegno a Infantino dopo il ritiro del progetto FIFA.
- Il piano prevedeva di raccogliere 4,2 miliardi di dollari tramite una nuova entità per i diritti commerciali.
- La CAF discuterà comunque l’iniziativa durante la riunione del suo comitato esecutivo.
- L’Africa conta 54 delle 211 federazioni affiliate alla FIFA.
I dirigenti approvano il ritiro ma difendono Infantino
Lekjaa, vicepresidente della CAF e dirigente marocchino, ha preso posizione insieme agli altri membri del Consiglio FIFA Abo Rida, dell’Egitto, Djibrilla, del Niger, e Yhaya, della Mauritania. A loro si è aggiunto Mosengo-Omba, recentemente eletto presidente della federazione della Repubblica Democratica del Congo ed ex segretario generale della CAF.
I loro comunicati combinano due messaggi: il giudizio positivo sulla rinuncia al progetto e un elogio della leadership di Infantino. Il presidente della FIFA aveva abbandonato l’iniziativa venerdì, dopo forti pressioni. Due giorni prima la CAF aveva dichiarato che avrebbe esaminato il programma FIFA Forward Enterprise.
Il progetto resta nell’agenda della riunione africana, ma questo non garantisce che la CAF assuma una posizione formale sul futuro di Infantino.
Il contrasto con le altre confederazioni è rilevante. Nel fine settimana dirigenti asiatici, europei e della CONCACAF, l’organizzazione che riunisce Nord e Centro America e Caraibi, hanno affermato di non avere più fiducia nella guida di Infantino. La CAF, invece, non aveva ancora espresso una valutazione complessiva.
Per Infantino, questo significa che i 54 membri africani possono diventare decisivi nel tentativo di conservare la presidenza alle elezioni FIFA del prossimo marzo. Il sostegno dei singoli dirigenti, tuttavia, non equivale automaticamente a una scelta comune dell’intera confederazione.
I finanziamenti FIFA spiegano il peso del rapporto con l’Africa
Dietro alle dichiarazioni di fiducia c’è anche il ruolo dei programmi di sviluppo. Le federazioni africane contribuirono all’elezione di Infantino nel 2016, quando il candidato promise di più che raddoppiare le risorse distribuite alle associazioni nazionali.
Il finanziamento di base della FIFA garantisce a ciascuno dei suoi 211 membri 8 milioni di dollari nell’arco di quattro anni; la CAF assegna inoltre un contributo annuale alle proprie federazioni. Per le associazioni con poche entrate commerciali, queste somme incidono sulla possibilità di organizzare l’attività sportiva, formare calciatori e sostenere le strutture.
«Il nostro problema è come ottenere denaro. In questo momento non abbiamo sponsor. Quindi come possiamo competere?», ha dichiarato Said Ali Athouman, presidente della federazione delle Comore, sottolineando il divario rispetto ai Paesi europei in termini di allenamento, infrastrutture e attrezzature.
Fleetwood Haiya, presidente della federazione del Malawi, ha indicato la stessa priorità: «Il Malawi ha bisogno di denaro. Il Malawi ha bisogno di stadi», osservando che il governo deve occuparsi anche delle forniture mediche negli ospedali.
Per queste federazioni, la disputa non riguarda soltanto la struttura del progetto commerciale: coinvolge anche il rapporto con un sistema di finanziamento dal quale dipende una parte della loro capacità di competere.
Il precedente dei contributi alle federazioni
L’idea di distribuire sovvenzioni alle associazioni nazionali era stata proposta da Sepp Blatter nella sfida elettorale contro Lennart Johansson nel 1998. Blatter ottenne allora il sostegno della maggior parte dei Paesi africani, nonostante la CAF avesse formalmente appoggiato lo svedese, all’epoca presidente della UEFA.
Infantino ha proseguito quel modello, rinominando il Goal Project come FIFA Forward e aumentando le somme disponibili. Prima che emergesse la controversia sul progetto relativo ai ricavi dei Mondiali, Motsepe aveva espresso un appoggio personale molto netto: «Non è soltanto un buon amico. È un amico leale. È leale verso l’Africa».
Il confronto nella CAF chiarirà se questa rete di rapporti e finanziamenti si tradurrà in una posizione politica condivisa. Per ora, le dichiarazioni mostrano che una parte dei vertici africani distingue fra il rifiuto del piano commerciale e il giudizio sulla presidenza di Infantino.
Secondo voi, il ritiro del progetto è sufficiente per confermare la fiducia a Infantino, oppure la CAF dovrebbe chiedere un cambio di leadership?































