I nuovi bioreattori a cippato sperimentati nell’area di Coffs Harbor hanno ridotto fino al 99% l’inquinamento da fertilizzanti presente nelle acque di drenaggio agricolo. I sistemi sono stati perfezionati nell’arco di sei anni da North Coast Local Land Services, City of Coffs Harbor e Southern Cross University. Installati prima che l’acqua lasci le aziende, sfruttano batteri già presenti sul legno per convertire i nitrati in azoto gassoso, limitandone l’arrivo nei torrenti e nell’oceano, compresa l’area del Solitary Islands Marine Park.
- I bioreattori più recenti hanno abbattuto l’inquinamento da fertilizzanti fino al 99%.
- Il sistema usa cippato e batteri naturali per trasformare i nitrati in azoto gassoso.
- I nuovi progetti possono essere adattati ai volumi di acque reflue prodotti dalle aziende.
- Le prove proseguiranno anche in condizioni meteorologiche estreme.
Il cippato alimenta il processo naturale di rimozione
Il funzionamento si basa sulla denitrificazione: i batteri utilizzano come fonti di nutrimento il carbonio contenuto nel cippato e l’azoto disciolto nell’acqua. Il nitrato viene così convertito prima che il deflusso raggiunga i corsi d’acqua a valle.
Il lavoro di dottorato della ricercatrice Rebecca Woodrow ha permesso di verificare l’efficacia dei nuovi progetti con apparecchiature specialistiche. Secondo il responsabile del progetto Christian Sanders, del National Marine Science Center della Southern Cross University, i bioreattori hanno rimosso quantità consistenti di nitrati producendo pochissimo protossido di azoto.
Questo significa che, nei test descritti, la riduzione dell’inquinamento idrico non si è tradotta semplicemente nel trasferimento del problema dall’acqua all’atmosfera.
Il passaggio è rilevante perché il protossido di azoto è un gas serra con un potenziale di riscaldamento globale circa 300 volte superiore a quello dell’anidride carbonica. L’eccesso di nutrienti, inoltre, può favorire fioriture algali e morie di pesci negli ambienti acquatici chiusi vicini alle coltivazioni intensive.
La tecnologia protegge le acque, ma non sostituisce la prevenzione
Le analisi della Southern Cross University hanno rilevato che il drenaggio di alcuni sistemi agricoli intensivi può contenere concentrazioni di nitrati migliaia di volte superiori alle linee guida sulla qualità dell’acqua, soprattutto quando fertilizzazione e irrigazione non sono adeguate alle necessità delle colture.
North Coast Local Land Services, Southern Cross University e City of Coffs Harbor hanno inoltre mostrato che questi impianti possono contribuire al trattamento di diversi effluenti agricoli, compresi nitrati, fosfati e pesticidi. L’utilità pratica è maggiore nei sistemi orticoli intensivi situati vicino ad aree ambientali sensibili, dove il deflusso ricco di nutrienti rappresenta un rischio per la biodiversità e la qualità delle acque.
I bioreattori sono quindi una barriera aggiuntiva, non un’alternativa alla riduzione dell’azoto alla fonte.
Per i produttori, anche italiani, il principio offre un possibile modello di contenimento dell’inquinamento, ma i risultati non possono essere trasferiti automaticamente a ogni azienda. Volumi di drenaggio, colture, condizioni meteorologiche e configurazione dell’impianto richiedono progettazione, controlli periodici e adeguamenti specifici.
I prossimi test uniranno irrigazione e bioreattori
Il progetto proseguirà abbinando pratiche irrigue migliorate a bioreattori ulteriormente perfezionati. L’efficienza sarà valutata anche durante condizioni meteorologiche estreme, in vista di una maggiore adozione nella regione.
Secondo i responsabili del programma, la protezione duratura dei corsi d’acqua dipende comunque dalla gestione complessiva di nutrienti, acqua e prodotti chimici. Analisi regolari del suolo e dei tessuti vegetali possono aiutare ad allineare le dosi di fertilizzante alle esigenze delle colture; la distribuzione frazionata, sincronizzata con la crescita, può invece migliorare l’assorbimento e contenere le perdite.
Il risultato più importante non è soltanto la percentuale di rimozione: è la possibilità di adattare il bioreattore ai volumi effettivi di reflui, integrandolo con fertilizzazione e irrigazione più precise.
Ritenete che i bioreattori a cippato possano trovare spazio anche nell’orticoltura italiana, oppure la priorità dovrebbe restare la riduzione dei fertilizzanti alla fonte?































