La proteina ACSS2 potrebbe diventare un nuovo bersaglio terapeutico contro le metastasi epatiche resistenti al fulvestrant. Un gruppo del Cancer Center at Illinois (CCIL), guidato da Zeynep Madak-Erdogan ed Erik Nelson, ha scoperto che i tumori metastatici nel fegato dipendono da questa proteina per utilizzare l’acetato, un processo che può favorirne la crescita. Il lavoro, pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica npj Breast Cancer, indica la possibilità di studiare combinazioni tra farmaci già disponibili e interventi sul metabolismo o sull’alimentazione.
- I tumori metastatici epatici esaminati dipendono dalla proteina ACSS2 per utilizzare l’acetato.
- ACSS2 è stata indicata come possibile bersaglio per contrastare la resistenza al fulvestrant.
- Il gruppo studierà il rapporto con il microbioma intestinale e svilupperà modelli di organoidi umani.
ACSS2 emerge come punto debole della resistenza
Il fulvestrant è un farmaco già disponibile, ma i tumori possono sviluppare resistenza al trattamento. Secondo i ricercatori, il problema è particolarmente rilevante quando la malattia si è diffusa al fegato, dove il medicinale non funziona bene.
Il gruppo ha quindi cercato una vulnerabilità metabolica delle cellule metastatiche. L’attenzione si è concentrata su ACSS2, che permette ai tumori di sfruttare l’acetato. Nelson ha definito questa proteina un potenziale “tallone d’Achille” delle metastasi epatiche più resistenti.
Colpire ACSS2 potrebbe, secondo l’ipotesi dello studio, rendere disponibili nuove strategie contro tumori che rispondono poco al fulvestrant.
Individuare un bersaglio, tuttavia, non equivale ad avere già una cura. Questo significa che il risultato identifica un meccanismo da verificare ulteriormente, senza dimostrare per ora che un trattamento diretto contro ACSS2 sia efficace e sicuro nei pazienti.
Il fegato collega alimentazione e metabolismo tumorale
La scelta di studiare il fegato dipende anche dal suo ruolo nel metabolismo. Le sostanze nutritive e chimiche assorbite dall’intestino raggiungono questo organo, creando un ambiente nel quale alimentazione, microbioma e attività delle cellule tumorali possono interagire.
Madak-Erdogan ha spiegato che il gruppo cercava proteine legate a ciò che mangiamo, così da valutare in futuro interventi alimentari o metabolici insieme ai farmaci disponibili. L’obiettivo dichiarato è ampliare le opzioni terapeutiche e migliorare sia la sopravvivenza sia la qualità di vita.
Lo studio non propone però una dieta anticancro e non dimostra che modificare autonomamente l’alimentazione migliori la risposta alle terapie.
Per i pazienti, compresi quelli seguiti in Italia, il lavoro non comporta quindi un cambiamento immediato della pratica clinica. La sua importanza risiede piuttosto nell’avere collegato la resistenza farmacologica a un preciso meccanismo metabolico, offrendo una direzione per ulteriori esperimenti.
I prossimi studi seguiranno acetato e cellule metastatiche
La ricerca proseguirà lungo due percorsi. Il primo dovrà chiarire da dove provenga l’acetato utilizzato dai tumori e quale rapporto abbia con il microbioma intestinale. Il secondo cercherà di comprendere quali caratteristiche distinguano le cellule metastatiche presenti nel fegato.
A questo scopo il gruppo intende sviluppare organoidi umani, modelli tridimensionali ottenuti da cellule che riproducono in laboratorio alcuni aspetti dei tessuti. Questi sistemi possono aiutare a studiare i meccanismi biologici in un ambiente più vicino a quello umano, pur senza sostituire le successive verifiche cliniche.
Il lavoro è firmato da Ayça N. Mogol e colleghi con il titolo ACSS2-mediated metabolic-epigenetic crosstalk drives Fulvestrant resistance and represents a novel therapeutic target e ha il DOI 10.1038/s41523-026-00987-0.
Quale filone ritenete più promettente: lo studio di ACSS2 come bersaglio farmacologico o l’analisi del legame tra acetato, microbioma e tumore?































