Negli Stati Uniti un panel ha raccomandato il mese scorso di allentare le restrizioni su diversi peptidi vietati, mentre cresce online la loro promozione come strumenti per “ottimizzare” il corpo. La decisione, che rappresenta una raccomandazione e non equivale da sola a un cambio delle regole, ha suscitato l’opposizione di esperti medici. Le critiche hanno investito anche il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., dichiarato utilizzatore e sostenitore dei peptidi: secondo i contestatori, nel panel siedono persone con forti legami con l’industria del settore.
- Un panel statunitense ha proposto di ridurre le restrizioni applicate a una serie di peptidi.
- In Francia sostanze usate da alcuni appassionati di fitness, tra cui GHK-Cu e Retatrutide, non sono autorizzate alla vendita.
- INSERM afferma che nessun ampio studio clinico randomizzato e controllato ha confermato i benefici promessi.
- Il governo australiano ha segnalato a giugno sei casi di danno epatico acuto associati a prodotti etichettati come Retatrutide.
Il confronto normativo arriva mentre influencer, celebrità, palestre e operatori del benessere presentano queste sostanze come scorciatoie per ottenere pelle migliore, muscoli più forti, sonno profondo, maggiore lucidità o un rallentamento dell’invecchiamento. Le prove disponibili, avvertono però i ricercatori, non sostengono molte di queste promesse.
L’eventuale riduzione delle restrizioni significherebbe una maggiore apertura verso sostanze che, secondo gli esperti citati, spesso non sono state adeguatamente sperimentate sugli esseri umani.
L’uso domestico trasforma le iniezioni in una routine
Il fenomeno emerge dalla storia di Thomas, nome di fantasia di un aspirante culturista residente in Francia. Ogni sera alle 21:30 un allarme sul telefono gli ricorda di preparare le iniezioni nell’addome. Conserva in frigorifero fiale di GHK-Cu, che assume con l’obiettivo di migliorare la pelle, e Retatrutide, usata per cercare di ridurre la fame.
Thomas inietta GHK-Cu ogni giorno e Retatrutide tre volte alla settimana. Ricostituisce i peptidi sintetici aggiungendo un liquido, disinfetta le siringhe e procede autonomamente. Frequenta la palestra quasi quotidianamente e, prima di avvicinarsi ai peptidi sei mesi fa, utilizzava già steroidi.
Occasionalmente ricorre anche a Selank contro l’ansia e a BPC-157 nella speranza di accelerare la riparazione dei tessuti molli, come i legamenti. Poiché questi prodotti non sono autorizzati alla vendita in Francia, non esistono indicazioni ufficiali francesi su dosi e modalità d’impiego. Le informazioni vengono quindi cercate in comunità online, soprattutto maschili, ospitate su piattaforme come Reddit e Discord.
I farmaci autorizzati non vanno confusi con i prodotti online
I peptidi sono brevi catene di aminoacidi che partecipano alla formazione delle proteine. Sono presenti naturalmente nell’organismo e intervengono in processi come la riparazione dei tessuti. Versioni prodotte in laboratorio costituiscono inoltre i principi attivi di medicinali comuni, tra cui l’insulina e i farmaci GLP-1 per la perdita di peso.
Questa origine comune non rende però equivalenti i medicinali autorizzati e le formulazioni sintetiche vendute senza autorizzazione su internet. L’approvazione di un farmaco richiede verifiche su qualità, sicurezza ed efficacia; quando tali passaggi mancano, anche composizione, dosaggio e possibili effetti avversi diventano più difficili da valutare.
Per chi acquista peptidi vietati online, questo significa affidare alla sperimentazione personale decisioni che normalmente richiedono studi clinici e controlli regolatori.
Gli esperti contestano il valore delle testimonianze personali
Armelle Rancillac, neuroscienziata dell’istituto francese INSERM, ha sottolineato che molti di questi peptidi non sono stati testati sugli esseri umani. Secondo l’istituto, nessun ampio studio clinico randomizzato e controllato ha confermato i benefici pubblicizzati, mentre alcune sostanze comportano rischi sanitari concreti.
Rancillac giudica prive di valore scientifico le testimonianze di auto-sperimentazione a cui viene attribuita grande credibilità nelle comunità digitali. Le segnalazioni disponibili non dimostrano automaticamente un rapporto di causa ed effetto, ma indicano la necessità di prudenza: diversi Paesi hanno riferito ricoveri dopo l’uso di peptidi e l’Australia ha collegato sei casi di danno epatico acuto a prodotti recanti l’etichetta Retatrutide.
Fabien Ohl, sociologo dello sport all’Università di Losanna, afferma che non è possibile stabilire quante persone utilizzino queste sostanze, ma considera allarmante l’aumento della loro visibilità. A suo giudizio, la narrazione dell’“ottimizzazione biologica” tratta il corpo come un capitale da potenziare chimicamente e alimenta anche una visione problematica della mascolinità.
Secondo voi, le autorità dovrebbero limitare maggiormente la vendita online dei peptidi o puntare soprattutto su informazione e controlli?






























