La difficoltà di mostrare autentico interesse per gli altri riguarda da vicino molte conversazioni quotidiane. Una ricerca sulla curiosità interpersonale, condotta da Niobe Way, professoressa di psicologia applicata alla New York University, ha esaminato le domande che 389 studenti tra gli 11 e i 13 anni avrebbero voluto rivolgere alle persone più vicine. I risultati indicano un’associazione tra il desiderio di conoscere esperienze e relazioni altrui, una migliore qualità delle amicizie e un maggiore benessere generale, senza però dimostrare un rapporto di causa ed effetto.
- La ricerca ha coinvolto 389 studenti di età compresa tra 11 e 13 anni.
- I ragazzi hanno dichiarato di non avere domande da porre con una frequenza circa doppia rispetto alle ragazze.
- Una maggiore adesione agli stereotipi maschili era associata a una minore curiosità interpersonale.
- Un programma di 26 lezioni nelle scuole pubbliche di New York ha registrato progressi nella curiosità e nella qualità delle amicizie.
Le domande personali si associano a legami più solidi
La curiosità interpersonale è l’interesse per i pensieri, i sentimenti, le esperienze e le relazioni di un’altra persona. Si distingue dalla curiosità intellettuale rivolta al mondo naturale, materiale o astratto, sulla quale, secondo Way, si è concentrata gran parte della ricerca precedente.
Agli studenti coinvolti nello studio è stato chiesto di indicare le due domande che avrebbero maggiormente desiderato rivolgere al loro amico più stretto, a un insegnante e alle persone che si prendevano principalmente cura di loro. Le risposte andavano dall’assenza completa di domande a richieste puramente informative, come sapere quando sarebbe stata servita la cena o quale fosse lo scopo di un compito.
Chi voleva approfondire la vita personale e le relazioni degli altri mostrava però amicizie migliori e un benessere complessivo più elevato. La qualità dei rapporti è stata valutata anche considerando il tempo libero trascorso con l’amico più vicino e il sostegno sociale ricevuto.
Il dato suggerisce che fare domande non sia soltanto una regola di buona conversazione, ma possa essere una componente importante nella costruzione dei legami.
Si tratta comunque di un’associazione: questi risultati, da soli, non consentono di concludere che porre domande produca direttamente un maggiore benessere. È possibile che relazioni già solide favoriscano la curiosità, oppure che entrambi gli aspetti dipendano anche da altri fattori.
Gli stereotipi maschili possono frenare l’interesse
Way propone una spiegazione culturale per la scarsità di domande nelle conversazioni. Nelle società occidentali, sostiene, l’interesse per la sfera personale può essere percepito come invadente o associato a caratteristiche considerate femminili. L’individualismo potrebbe inoltre ridurre l’attenzione dedicata alle esperienze altrui.
Nel campione studiato, i ragazzi avevano una probabilità circa doppia rispetto alle ragazze di riferire di non avere alcuna domanda. I ricercatori hanno quindi misurato l’adesione degli adolescenti a stereotipi maschili, chiedendo quanto fossero d’accordo con affermazioni relative, per esempio, al nascondere agli amici di essere stati feriti emotivamente o al combattere per ottenere rispetto.
I punteggi più alti in questa scala erano inversamente correlati alla curiosità interpersonale: più forte era l’adesione a quei valori, minore risultava il piacere di ascoltare le storie degli altri. Il legame era molto più marcato fra chi si identificava come maschio. Tra le ragazze, invece, la curiosità interpersonale continuava a predire autonomamente la qualità delle relazioni, ma appariva meno strettamente connessa all’immagine del “duro”.
Per le scuole, questo significa che educare all’ascolto potrebbe avere un valore relazionale, soprattutto quando gli stereotipi scoraggiano i ragazzi dal mostrare interesse o vulnerabilità.
2>Un percorso scolastico allena domande e ascolto
Partendo dall’idea che i bambini nascano curiosi degli altri, Way ha progettato il Listening with Curiosity Project, un programma di 26 lezioni destinato agli adolescenti delle scuole pubbliche di New York. Il percorso insegna a formulare domande aperte e a incoraggiare l’interlocutore a raccontare le proprie esperienze con maggiore profondità, prevedendo anche occasioni di esercitazione.
Le prime evidenze riferite dalla ricercatrice indicano che, alla conclusione del programma, gli studenti mostravano più curiosità e amicizie di qualità migliore; i progressi maggiori erano stati osservati tra i ragazzi. Il risultato resta preliminare, ma suggerisce che questa capacità possa essere esercitata anziché considerata un tratto immutabile.
Way ritiene che anche gli adulti possano allenarsi, iniziando da una persona conosciuta e ponendo domande aperte, per esempio su un ricordo d’infanzia, seguite da richieste di approfondimento. Non è una prescrizione clinica, ma una proposta pratica della psicologa per riportare reciprocità nelle conversazioni.
Nelle vostre conversazioni prevalgono le domande sincere o i monologhi? Raccontateci come riconoscete un ascolto davvero curioso.






























