«Solo fondatori di startup idioti resterebbero in California», ha scritto Mark Cuban, sintetizzando la dura opposizione di parte del mondo imprenditoriale alla tassa sui miliardari in California. La Proposition 40, certificata il 25 giugno per il voto di novembre 2026, prevede un prelievo una tantum del 5% sui patrimoni superiori a un miliardo di dollari USA. Mentre investitori e grandi patrimoni finanziano la campagna per fermarla, altri protagonisti della Silicon Valley sostengono che talenti e capacità d’innovazione pesino più del carico fiscale.
- La proposta colpirebbe con un’imposta una tantum del 5% i residenti californiani con oltre un miliardo di dollari USA in attività.
- Il governatore Gavin Newsom è contrario alla misura statale, ma sostiene una tassa nazionale sui miliardari.
- Un sondaggio dell’Institute of Governmental Studies indica il 48% dei probabili elettori a favore e il 41% contrario.
- Il comitato Building a Better California ha prenotato spazi pubblicitari per 87 milioni di dollari USA.
Cuban e Horowitz temono una fuga degli imprenditori
Cuban ha rivolto il suo avvertimento al deputato democratico Ro Khanna, sostenitore della proposta, affermando che la tassa danneggerebbe imprenditori e innovazione. Una posizione simile è stata espressa dall’investitore Ben Horowitz, trasferitosi dalla California a Las Vegas nel 2021: a suo giudizio, il prelievo sarebbe la «migliore strategia» per interrompere l’effetto rete che favorisce la nascita di aziende nella Silicon Valley.
Palmer Luckey, fondatore di Oculus e cofondatore di Anduril, ha concentrato la critica sul problema della liquidità. Secondo lui, i fondatori sarebbero costretti a vendere «enormi porzioni» delle proprie società per reperire il denaro necessario. Ha inoltre contestato l’assenza di un trattamento specifico per le imprese che reinvestono i ricavi in ricerca e sviluppo.
Per i fondatori il cui patrimonio è composto soprattutto da azioni non facilmente monetizzabili, una tassa calcolata sul valore degli asset potrebbe implicare la necessità di vendere partecipazioni anche in assenza di un reddito equivalente.
Bill Ackman, amministratore delegato di Pershing Square Holdings, ha respinto in generale le imposte patrimoniali, definite una forma di «espropriazione della proprietà privata», ma ha riconosciuto la necessità di un sistema più equo. «Non dovrebbe essere possibile vivere e spendere come un miliardario e non pagare tasse», ha scritto, proponendo modifiche alle regole che consentono di finanziare le spese personali con prestiti garantiti da azioni.
Huang e Khanna difendono il richiamo della Silicon Valley
Il numero uno di Nvidia, Jensen Huang, ha offerto una risposta opposta. Ha dichiarato di non aver pensato alla tassa mentre lavora al futuro dell’intelligenza artificiale e di essere disposto ad accettare le imposte stabilite dalla California. La presenza di Nvidia nella Silicon Valley, ha spiegato, dipende dalla disponibilità di talenti.
Khanna, che rappresenta il 17° distretto congressuale della California, ha definito la proposta positiva per l’innovazione statunitense. Secondo il deputato, aziende come Nvidia continuerebbero a nascere dove si trovano le competenze necessarie. La sua portavoce Sarah Drory ha aggiunto che Khanna sostiene soluzioni per i fondatori di startup non redditizie e con azioni illiquide.
Il confronto riguarda quindi non soltanto quanto debbano pagare i grandi patrimoni, ma anche se la concentrazione di competenze possa compensare il rischio di trasferimenti verso Stati con una fiscalità diversa.
Newsom si oppone, mentre cresce la raccolta anti-tassa
Il governatore Gavin Newsom si è schierato contro il prelievo californiano, sostenendo che lo Stato debba restare competitivo e ricordando che persone con patrimoni simili possiedono spesso abitazioni altrove. Newsom preferisce invece una tassa sui miliardari applicata a livello nazionale. Il Partito Democratico della California ha però appoggiato la Proposition 40, mentre il senatore Bernie Sanders ne sostiene l’approvazione.
Gli oppositori hanno trasformato le critiche in una campagna finanziata. Il venture capitalist John Doerr ha versato 7,5 milioni di dollari USA a Building a Better California; Chris Larsen, presidente esecutivo di Ripple, ne ha aggiunti 10 milioni, secondo una dichiarazione finanziaria del 14 agosto. A fine giugno il comitato dichiarava una dotazione di 110 milioni di dollari e ha riservato 87 milioni in spazi pubblicitari.
Il gruppo sostiene anche le Proposition 41 e 42, concepite per neutralizzare la tassa qualora una delle due ottenesse più voti. La prima richiederebbe una verifica del revisore statale sulle proposte fiscali speciali prima del voto; la seconda vieterebbe nuove imposte fondate sul semplice possesso di beni.
La distinzione è centrale: la Proposition 40 non tasserebbe un reddito o una plusvalenza realizzata con una vendita, ma il patrimonio posseduto. Se approvata, si applicherebbe retroattivamente a chi risultava residente in California il 1° gennaio e servirebbe ad aumentare i fondi per la sanità, contribuendo anche a colmare il deficit di bilancio previsto dallo Stato.
Secondo voi, una tassa patrimoniale una tantum ridurrebbe le disuguaglianze o spingerebbe imprenditori e capitali fuori dalla California?






























