Le giocatrici del circuito WTA sono ora tenute a sottoporsi una volta a un test genetico per verificare la presenza del gene SRY, generalmente associato al cromosoma Y. Il protocollo, introdotto nel luglio 2026, è obbligatorio e prevede possibili provvedimenti disciplinari in caso di rifiuto. Aryna Sabalenka, numero uno del mondo, ha sostenuto pubblicamente le nuove regole lunedì, alla vigilia del WTA 1000 di Toronto. La tennista bielorussa si è detta disponibile al controllo, definendolo uno strumento per tutelare l’equità competitiva nel tennis femminile.
- La WTA ha introdotto nel luglio 2026 un test genetico una tantum obbligatorio per tutte le giocatrici.
- L’esame cerca il gene SRY e può essere effettuato con un tampone buccale o un prelievo di sangue.
- Il precedente regolamento richiedeva livelli di testosterone inferiori a 2,5 nmol/L per almeno 24 mesi.
- Sabalenka ha dichiarato che accetterebbe senza obiezioni di sottoporsi al test.
La svolta sposta il criterio di idoneità da un parametro ormonale a un accertamento genetico obbligatorio per l’intero circuito.
Sabalenka difende la scelta in nome dell’equità
Durante il media day del torneo canadese, Sabalenka ha sostenuto che sia «molto importante mantenere l’equità» nel circuito. Secondo la campionessa bielorussa, non sarebbe giusto far competere una donna contro un uomo biologico, considerate le differenze fisiche tra i sessi.
La leader del ranking ha anche osservato che la WTA avrebbe potuto prendere la decisione prima. «Se vogliono metterci alla prova tutte, lo farò volentieri. È giusto, e manteniamolo così», ha dichiarato.
Il suo appoggio dà visibilità a una regola destinata ad applicarsi a tutte le atlete del circuito professionistico femminile. In pratica, l’idoneità non dipenderà più soltanto dal mantenimento del testosterone al di sotto della soglia prevista dal vecchio regolamento.
Il gene SRY sostituisce il precedente criterio ormonale
Il nuovo esame è previsto una sola volta e può essere eseguito attraverso un tampone buccale oppure un campione di sangue. Alle giocatrici viene inoltre chiesto di firmare un documento che segnala la possibilità di conseguenze disciplinari qualora rifiutassero il controllo.
Il test ricerca il gene SRY, un segmento di DNA che si trova generalmente sul cromosoma Y. Non misura quindi la prestazione atletica o il livello corrente degli ormoni, ma serve alla WTA per valutare l’idoneità alla categoria femminile secondo il nuovo protocollo.
In precedenza, le donne transgender potevano partecipare se avevano mantenuto il testosterone sotto 2,5 nmol/L per i due anni precedenti. Al momento non sono note donne transgender attive nel WTA Tour.
Per le atlete, il cambiamento significa che un requisito genetico entra direttamente nel processo di ammissione alla categoria, affiancato dall’obbligo formale di accettare il controllo.
La verifica genetica divide il mondo dello sport
La WTA si inserisce in un dibattito che coinvolge anche altre organizzazioni sportive. World Boxing ha introdotto test genetici nel maggio 2025, mentre World Athletics ha adottato una misura simile nel settembre dello stesso anno. Il Comitato olimpico internazionale ha poi aggiornato le proprie linee guida all’inizio del 2026.
World Athletics considera il gene SRY un indicatore affidabile per determinare il sesso biologico. Questa impostazione è però contestata da María José Martínez-Patiño, ex ostacolista spagnola la cui esperienza con le verifiche di genere influenzò il dibattito sulle politiche sportive negli anni Ottanta.
Martínez-Patiño ha definito il ritorno ai test genetici «un passo indietro di diversi decenni», sostenendo che la determinazione del sesso non possa essere ridotta a una distinzione netta. Secondo l’ex atleta, esistono più di 60 mutazioni genetiche da considerare e i casi dovrebbero essere valutati individualmente.
Il punto controverso resta quindi il rapporto tra una regola uniforme, più semplice da applicare all’intero circuito, e la complessità biologica richiamata dai critici. La posizione di Sabalenka rafforza il sostegno pubblico alla scelta della WTA, ma non risolve il confronto scientifico e sportivo sui criteri più appropriati.
Ritenete che il test del gene SRY sia un criterio adeguato per l’idoneità nel tennis femminile, oppure servirebbero valutazioni individuali più articolate?































