Quattro opere attribuite ad Antonello da Messina sono state rubate al MuMe, il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, nella serata del 15 agosto. Il furto è avvenuto intorno alle 21.50, mentre in città si svolgevano le celebrazioni di Ferragosto e per l’Assunzione. I ladri sono entrati nelle sale eludendo i sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza: hanno portato via tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte, estratta dalla teca blindata che la custodiva. Il museo è rimasto chiuso il giorno successivo per consentire i sopralluoghi.
- Sono state rubate tre tavole del Polittico di San Gregorio del 1473 e un dipinto bifronte.
- Il colpo è stato compiuto intorno alle 21.50 del 15 agosto.
- Polizia e specialisti della Scientifica hanno avviato i rilievi per ricostruire l’effrazione.
- Non è stato reso noto un valore economico ufficiale delle opere sottratte.
Le forze di polizia e gli specialisti della Scientifica sono intervenuti nel museo per raccogliere tracce, esaminare l’area e individuare elementi utili all’identificazione dei responsabili. Al momento non sono stati comunicati dettagli su come i ladri siano riusciti a superare i dispositivi di protezione senza far scattare l’allarme.
Il furto sottrae al museo non soltanto quattro dipinti, ma una parte centrale della testimonianza artistica lasciata da Antonello nella sua città natale.
La direttrice del MuMe, Marisa Mercurio, si è detta «sconvolta» e ha definito l’accaduto «una grande perdita per il museo, per la città, la comunità e il mondo dell’arte». Il sindaco di Messina, Federico Basile, ha giudicato il furto «profondamente riprovevole», sottolineando il peso simbolico del momento scelto, coincidente con la festa dell’Assunzione.
Il Polittico perde tre delle cinque tavole superstiti
Il Polittico di San Gregorio, conosciuto anche come Polittico del Rosario, fu realizzato nel 1473 per il monastero messinese di Santa Maria extra moenia. In origine comprendeva sei tavole: al centro figurava la Madonna in trono con il Bambino e angeli reggicorona, affiancata dai santi Gregorio e Benedetto; nel registro superiore erano collocati l’Angelo annunciante e la Vergine annunciata. La tavola centrale della cimasa è andata perduta.
La storia dell’opera era già segnata da smembramenti, restauri e danni. Nel 1842 fu sottoposta a un intervento di pulitura con sostanze abrasive. Dopo il terremoto di Messina del 1908, il complesso che custodiva le tavole crollò e le opere rimasero esposte alla pioggia nei giorni successivi.
La sottrazione di tre pannelli significa che un insieme già incompleto viene nuovamente frammentato, compromettendone anche la lettura unitaria da parte del pubblico.
Rubata anche la piccola tavola destinata alla devozione privata
La quarta opera è una tavoletta dipinta su entrambi i lati. Sul fronte raffigura la Madonna con il Bambino benedicente e un francescano in adorazione; sul retro compare Cristo in Pietà. Attribuita ad Antonello da Messina nel 2003, nello stesso anno fu venduta da Christie’s alla Regione Siciliana dopo essere appartenuta alla collezione di Wilhelm Soldan.
Le dimensioni ridotte sono considerate coerenti con un uso devozionale privato: non un elemento destinato a un grande altare, dunque, ma un’immagine religiosa concepita per la preghiera personale. Secondo la datazione riportata dal museo, sarebbe stata realizzata tra il 1465 e il 1474.
Il MuMe conserva la memoria artistica della città
Il Museo regionale, intitolato alla storica dell’arte Maria Accascina, ha inaugurato il nuovo complesso nel giugno 2017. Sorge in un’area legata alle rovine del monastero di San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908, e raccoglie in larga parte opere provenienti dalla Messina precedente alla catastrofe.
Questa origine rende il furto particolarmente rilevante per la città: le tavole non erano soltanto esposte a Messina, ma facevano parte della ricostruzione della sua memoria culturale. Non è stato diffuso un valore ufficiale del bottino; DW riferisce stime iniziali comprese fra 70 e 80 milioni di euro, una cifra che resta distinta dal valore storico e simbolico denunciato dalla direzione del museo.
Quali interventi ritenete necessari per proteggere opere tanto importanti senza rendere meno accessibili i musei pubblici?






























