La prima dose di un nuovo vaccino contro l’Ebola Bundibugyo è stata somministrata venerdì a Oxford a Ed Hunt, volontario di 37 anni. Il candidato vaccinale ChAdOx1 BDBV, sviluppato dall’Università di Oxford insieme al Serum Institute of India e con il finanziamento della Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), è arrivato alla sperimentazione umana in otto settimane. Il test comincia mentre l’epidemia emersa a maggio nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda ha causato oltre mille morti, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, che l’ha dichiarata un’emergenza sanitaria internazionale.
- La prima dose è stata somministrata a Oxford a un volontario di 37 anni.
- La fase 1 prevede il coinvolgimento di 50 adulti sani.
- Il Serum Institute of India ha già prodotto una scorta di 620.000 dosi.
- Per la variante Bundibugyo non esistono vaccini o trattamenti approvati.
La prima dose apre uno studio su 50 adulti
La sperimentazione servirà anzitutto a valutare la sicurezza del vaccino e la risposta immunitaria nei partecipanti. I ricercatori stanno reclutando altri volontari e prevedono di coinvolgere complessivamente 50 adulti sani nelle prossime settimane.
Una fase 1 rappresenta il primo passaggio della valutazione clinica sull’uomo. Il numero limitato di partecipanti consente di raccogliere i dati iniziali sulla tollerabilità e sull’attività immunitaria del prodotto, ma non basta da solo a dimostrare quanto il vaccino protegga una popolazione più ampia durante un’epidemia.
Il gruppo di Oxford ha portato il candidato vaccinale dall’ideazione al primo test clinico in appena otto settimane.
David Pulido-Gomez, del Pandemic Sciences Institute dell’ateneo, ha attribuito la rapidità del risultato a uno «straordinario sforzo collaborativo». ChAdOx1 BDBV utilizza la stessa tecnologia impiegata per il vaccino anti-Covid di AstraZeneca.
L’assenza di strumenti approvati accresce il valore del test
La variante Bundibugyo è relativamente rara e non dispone ancora di vaccini o terapie autorizzati. L’epidemia in corso è la diciassettesima registrata nella storia della Repubblica Democratica del Congo, ma soltanto la terza provocata da questo ceppo.
Il contagio da Ebola avviene attraverso il contatto ravvicinato e i fluidi corporei infetti. Il focolaio è rimasto concentrato nella provincia nordorientale del Paese, un’area segnata dai conflitti e ricca di risorse minerarie, ma casi sono stati individuati anche in altre quattro province congolesi.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha avvertito la settimana scorsa che, nell’arco dell’ultimo mese, l’epidemia si era estesa più rapidamente di qualsiasi precedente focolaio di Ebola.
Per le autorità sanitarie, un vaccino specifico potrebbe colmare una lacuna importante, ma l’avvio del test non equivale ancora alla disponibilità di un prodotto autorizzato.
Gli studi successivi dipenderanno dai dati e dalle autorizzazioni
Se arriveranno le necessarie approvazioni regolatorie, il gruppo di Oxford intende preparare ulteriori studi clinici insieme a partner in Uganda. Il passaggio successivo dipenderà quindi dai risultati iniziali sulla sicurezza e sulla risposta immunitaria.
Il Serum Institute of India ha già fabbricato una scorta di 620.000 dosi. In termini pratici, questa disponibilità potrebbe ridurre i tempi di produzione qualora il candidato superasse le verifiche previste; non significa però che le dosi possano già essere distribuite o utilizzate fuori dagli studi autorizzati.
La ricerca non si limita al progetto di Oxford: altri candidati vaccinali contro Bundibugyo vengono sviluppati con l’obiettivo di raggiungere la fase clinica, mentre sono allo studio anche due possibili trattamenti. La risposta all’epidemia dipenderà dunque sia dall’esito di queste sperimentazioni sia dalla capacità di trasformare rapidamente i risultati positivi in strumenti sanitari approvati.































