«L’economia italiana ha mostrato un lieve rallentamento congiunturale»: è questa la lettura con cui l’Istat accompagna la stima preliminare del Pil italiano nel secondo trimestre del 2026. Tra aprile e giugno il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il risultato supera le attese degli analisti, orientate verso una sostanziale stagnazione trimestrale e un incremento annuo vicino allo 0,7%, ma restituisce un quadro disomogeneo: i servizi crescono, mentre industria e agricoltura registrano una flessione.
- Il Pil italiano è salito dello 0,2% sul trimestre e dell’1% su base annua.
- La crescita acquisita per il 2026 passa dallo 0,6% allo 0,8%.
- I servizi sostengono l’offerta, mentre industria e agricoltura arretrano.
- La domanda nazionale contribuisce positivamente, quella estera netta negativamente.
Secondo l’Istat, il dato positivo del trimestre consente di alzare di due decimi, dallo 0,6% allo 0,8%, la crescita già acquisita dall’Italia per l’intero 2026.
La crescita acquisita non è una previsione sull’andamento dei prossimi mesi. Indica quanto aumenterebbe il Pil nell’intero anno se nei trimestri rimanenti non si registrassero ulteriori variazioni congiunturali. In pratica, lo 0,8% rappresenta il risultato annuale che si avrebbe mantenendo l’attività economica sui livelli raggiunti alla fine del secondo trimestre.
L’Istat precisa inoltre che il 2026 conta tre giornate lavorative in più rispetto al 2025. Nel secondo trimestre, i giorni lavorativi sono stati gli stessi dei tre mesi precedenti e uno in più rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso. Le stime diffuse sono destagionalizzate e corrette per gli effetti di calendario.
I servizi trainano, industria e agricoltura arretrano
«La crescita congiunturale risulta trainata dal comparto terziario», sottolinea l’Istituto di statistica. Il valore aggiunto dei servizi è infatti aumentato, mentre quello dell’industria e dell’agricoltura è diminuito.
La composizione del dato significa che la crescita non è distribuita uniformemente tra i settori: nel trimestre l’avanzamento dei servizi ha compensato la flessione delle attività industriali e agricole.
Anche l’analisi della domanda mostra due spinte contrapposte. La componente nazionale, considerata al lordo delle scorte, ha fornito un contributo positivo; la componente estera netta ha invece sottratto crescita. Per l’economia italiana ciò implica che, nel periodo esaminato, il sostegno interno è stato sufficiente a mantenere il Pil in territorio positivo nonostante l’apporto sfavorevole degli scambi con l’estero.
L’Italia cresce meno dell’area euro nel trimestre
Il confronto europeo ridimensiona il risultato italiano. Nel secondo trimestre il Pil destagionalizzato dell’area euro, formata dai 21 Paesi che utilizzano la moneta unica, è cresciuto dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti; nell’intera Unione europea l’aumento è stato dello 0,5%.
Germania, Francia e Italia hanno registrato tutte una crescita trimestrale dello 0,2%, mentre la Spagna è avanzata dello 0,7%. Su base annua, tuttavia, l’incremento dell’1% rilevato in Italia coincide con quello dell’area euro; l’Unione europea nel suo complesso ha segnato un aumento dell’1,2%.
L’Istat evidenzia inoltre che la crescita tendenziale italiana ha accelerato rispetto allo 0,8% del primo trimestre. La distinzione è importante: il dato congiunturale confronta il periodo aprile-giugno con gennaio-marzo, mentre quello tendenziale misura la variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Ne emerge quindi un’economia che rallenta lievemente nel confronto ravvicinato, ma migliora il ritmo su base annuale.
Secondo voi, la spinta dei servizi e della domanda interna può bastare se industria ed esportazioni restano deboli?































