I robot aspirapolvere rientrano nella stretta sui dispositivi robotici stranieri annunciata negli Stati Uniti dall’amministrazione Trump. La conferma è arrivata a The Verge da Katie Gorscak, direttrice delle relazioni con i media della Federal Communications Commission. La misura non comporta il ritiro dei Roomba già acquistati e consente di continuare a importare e vendere i modelli già approvati. Per introdurre sul mercato statunitense nuovi prodotti fabbricati all’estero, invece, le aziende dovranno ottenere una deroga dalla FCC, l’autorità federale competente per le comunicazioni e i dispositivi wireless.
- La definizione della FCC comprende anche i nuovi robot aspirapolvere prodotti fuori dagli Stati Uniti.
- I modelli già autorizzati possono continuare a essere importati e venduti.
- Ogni nuovo modello interessato dalle restrizioni dovrà ottenere una deroga.
- La soglia di peso è superiore a 4,4 libbre, circa 2 chilogrammi, contando anche la base.
La definizione va ben oltre i robot umanoidi
Il provvedimento non riguarda soltanto umanoidi e quadrupedi. Per la FCC è un «dispositivo robotico avanzato» un robot autonomo controllato da software, capace di percepire l’ambiente, dotato di connettività wireless, in grado di muoversi sul terreno e con un peso superiore a 4,4 libbre, base compresa.
Con questi criteri, un comune robot aspirapolvere connesso può essere trattato allo stesso modo di categorie robotiche molto più complesse.
La formulazione potrebbe ricomprendere anche rasaerba robotizzati, mezzi per le consegne sui marciapiedi e macchine usate per spostare pacchi nei magazzini. Restano invece previste eccezioni per automobili e treni autonomi, velivoli senza pilota, veicoli subacquei, robot chirurgici, sedie a rotelle e bracci robotici fissi destinati a impieghi industriali o medici.
La FCC autorizza normalmente le apparecchiature che utilizzano frequenze radio prima della loro commercializzazione negli Stati Uniti. Per questo la stretta opera soprattutto all’ingresso dei nuovi modelli sul mercato: non equivale a confiscare i dispositivi nelle case, ma può impedire l’approvazione delle generazioni future in assenza di un’esenzione.
Il criterio produttivo prevale sulla sicurezza del singolo modello
Il governo statunitense giustifica la misura con rischi per la sicurezza nazionale. I robot aspirapolvere connessi possono raccogliere informazioni sull’ambiente domestico per orientarsi e trasmettere dati attraverso la rete. Nella determinazione utilizzata dalla FCC viene citato anche un caso di gravi carenze di sicurezza che consentì a una persona di accedere a 7.000 robot aspirapolvere DJI nel mondo.
Tuttavia, secondo le informazioni riportate da The Verge, la procedura per la deroga non valuta direttamente le pratiche di cybersicurezza di ciascun produttore. La FCC chiede invece dove il dispositivo sia progettato, prodotto, assemblato e collaudato, oltre a informazioni sull’influenza esercitata sull’azienda e a un impegno verso la produzione negli Stati Uniti.
Questo significa che la provenienza industriale del robot, più della sicurezza verificata del singolo prodotto, diventa il principale ostacolo all’accesso al mercato statunitense.
La distinzione ha un impatto potenzialmente ampio perché gran parte del settore produce fuori dagli Stati Uniti. Roborock, Ecovacs, Dreame, Xiaomi e Narwal, indicate da The Verge come le prime cinque aziende del comparto, sono entità cinesi. Anche il marchio Roomba, dopo il fallimento del suo precedente produttore statunitense, appartiene ora alla società cinese Picea, che in precedenza ne curava la produzione su contratto.
Le deroghe decideranno quali nuovi modelli arriveranno negli USA
Le imprese potranno continuare a vendere i prodotti già approvati, ma dovranno presentare una richiesta per ogni nuovo modello interessato. Persino Matic, che assembla i propri robot in California, potrebbe aver bisogno di una deroga: il cofondatore e amministratore delegato Mehul Nariyawala ha dichiarato a The Verge che l’azienda non ricava ancora dagli Stati Uniti il 65% dei componenti.
Per i produttori, ciò potrebbe implicare la scelta fra investimenti produttivi negli Stati Uniti, richiesta di un’esenzione o rinuncia al lancio di determinati modelli nel Paese. Per i consumatori americani, la conseguenza possibile è una selezione futura diversa da quella oggi disponibile, anche se la misura non modifica immediatamente l’uso e la vendita dei dispositivi già autorizzati.
La norma riguarda il mercato statunitense e non introduce direttamente un divieto in Italia. Per i consumatori italiani l’effetto sarebbe quindi indiretto: se le aziende decidessero di differenziare cataloghi, componenti o linee produttive per rispettare le regole della FCC, le loro strategie globali potrebbero cambiare, ma dalle fonti non emergono ancora decisioni in questo senso.
Ritenete che l’origine produttiva sia un criterio adeguato per valutare i robot domestici, oppure servirebbero controlli concentrati sulla sicurezza dei dati?































