La Penn State, università statunitense con un Dipartimento di Scienze della nutrizione, ha analizzato gli effetti di un avocado al giorno su un indicatore della salute cardiovascolare. Lo studio, diffuso il 1° agosto 2026 e pubblicato sul Journal of Clinical Lipidology, ha esaminato 786 adulti con obesità di almeno 25 anni. Dopo sei mesi, nel gruppo assegnato al consumo quotidiano del frutto è diminuita la concentrazione delle particelle LDL nel sangue. Secondo i ricercatori, la variazione osservata è associata a una riduzione stimata del 4% del rischio di malattie cardiache.
- L’analisi ha coinvolto 786 adulti per un periodo di sei mesi.
- Con un avocado al giorno, la concentrazione delle particelle LDL è scesa di 49 nanomoli per litro.
- Il beneficio riguarda un indicatore biologico e non equivale a una riduzione direttamente osservata degli eventi cardiaci.
Il numero delle particelle LDL rivela un rischio meno visibile
Le particelle LDL trasportano il colesterolo nel sangue, ma la loro concentrazione non coincide con il valore comunemente indicato come “colesterolo LDL”. Due persone possono infatti avere la stessa quantità complessiva di colesterolo LDL e, allo stesso tempo, un numero differente di particelle incaricate di trasportarlo.
Un’elevata concentrazione di queste particelle può segnalare un rischio che il normale valore del colesterolo LDL non mostra. Quelle più piccole riescono più facilmente a penetrare nelle pareti delle arterie e possono contribuire alla formazione di placche, restringendo i vasi e riducendone la flessibilità.
Il dato principale dello studio non è quindi il calo del peso, ma la diminuzione di 49 nanomoli per litro nella concentrazione delle particelle LDL.
La stima del 4% deriva dall’associazione tra questa variazione e il rischio cardiovascolare. Ciò significa che lo studio non ha documentato il 4% in meno di infarti o altri eventi cardiaci tra i partecipanti: ha rilevato un miglioramento di un marcatore collegato al rischio.
I partecipanti hanno mantenuto dieta e attività abituali
Lo studio ha utilizzato i dati dell’Habitual Diet and Avocado Trial. Per partecipare, gli uomini dovevano avere una circonferenza della vita superiore a 40 pollici, circa 102 centimetri, mentre per le donne la soglia era di oltre 35 pollici, circa 89 centimetri.
Metà dei partecipanti ha continuato a seguire la propria alimentazione e la consueta attività fisica. L’altra metà ha mantenuto le stesse abitudini, ricevendo però un avocado da consumare ogni giorno. I ricercatori hanno confrontato i campioni di sangue raccolti all’inizio e alla fine dei sei mesi.
Il miglioramento delle particelle LDL non è risultato significativamente diverso in base a sesso, razza, etnia, età o indice di massa corporea. I risultati precedenti dello stesso trial avevano invece mostrato che l’aggiunta dell’avocado non riduceva il peso né la circonferenza della vita, pur apparendo collegata a livelli inferiori di colesterolo LDL.
Il beneficio è modesto e riguarda la popolazione studiata
Janhavi Damani, prima autrice della ricerca e postdoctoral scholar alla Penn State, ha definito modesta la riduzione stimata del 4%, confrontandola con il calo del rischio cardiaco compreso tra il 14% e il 29% associato al miglioramento complessivo dell’alimentazione.
Per interpretare correttamente il risultato, il consumo di avocado non va considerato un sostituto di una dieta complessivamente equilibrata né una misura dimagrante.
Una precedente ricerca della Penn State aveva già riscontrato una riduzione del colesterolo LDL e delle relative particelle, ma in quel caso l’intera alimentazione dei partecipanti era controllata. Nel nuovo lavoro, invece, le persone hanno proseguito la vita abituale: questo rende il risultato più vicino alle condizioni quotidiane, pur senza estenderlo automaticamente a popolazioni diverse dagli adulti con obesità inclusi nello studio.
I ricercatori invitano inoltre a rivolgersi a un medico o a un dietista-nutrizionista per indicazioni personalizzate prima di cambiare alimentazione. Lo studio valuta infatti un alimento specifico in una popolazione definita e non formula una raccomandazione valida indistintamente per tutti.
Ritenete che un piccolo cambiamento quotidiano come questo sia più praticabile di una revisione completa dell’alimentazione?































