Il bacino del Gange ha il suo primo pesce sotterraneo conosciuto: Gangaichthys indonepalicus, una creatura incolore di circa quattro centimetri rinvenuta negli acquiferi alluvionali del Bihar, nell’India settentrionale. Un team internazionale l’ha identificata come un nuovo genere e una nuova specie della famiglia Chaudhuriidae, quella delle cosiddette anguille lombrico. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica ZooKeys, è cominciata da un breve video apparso su TikTok nel 2024, nel quale il piccolo animale emergeva da un pozzo vicino al confine tra India e Nepal.
- Gangaichthys indonepalicus è il primo pesce stigobionte documentato nel bacino del Gange.
- Il primo esemplare è emerso dopo il pompaggio di circa 2.000 litri d’acqua.
- Un secondo esemplare integro è stato recuperato dallo stesso pozzo dopo altri 500 litri.
- Scansioni micro-CT e analisi genetiche hanno confermato l’appartenenza a un genere distinto.
Il filmato del 2024 ha trasformato un’anomalia in una ricerca
Nel video, i ricercatori hanno notato una morfologia insolita. A rendere il filmato particolarmente interessante era anche l’assenza, fino a quel momento, di pesci stigobionti conosciuti nella regione. Il termine indica organismi adattati a vivere stabilmente nelle acque sotterranee, ambienti difficili da osservare e campionare direttamente.
Da quel primo indizio è partita la ricerca sul campo. Gli scienziati hanno dovuto individuare pompe manuali e pozzi potenzialmente collegati all’habitat dell’animale, oltre a ottenere dai proprietari il permesso di estrarre l’acqua. Alle operazioni hanno partecipato ricercatori della Thackeray Wildlife Foundation, della Shivaji University, della Shanghai Synchrotron Radiation Facility dell’Accademia cinese delle scienze e dello Zoological Survey of India.
Per recuperare il primo pesce sono stati pompati manualmente circa 2.000 litri d’acqua: l’esemplare, danneggiato durante l’operazione, è morto immediatamente.
La squadra ha quindi continuato a lavorare sullo stesso pozzo. Dopo ulteriori 500 litri è emerso un secondo individuo, questa volta integro. È diventato l’olotipo della specie, cioè l’esemplare fisico di riferimento sul quale si fonda formalmente una nuova descrizione tassonomica.
Occhi ridotti e corpo traslucido rivelano l’adattamento al buio
Il piccolo pesce presenta occhi ridotti e coperti dalla pelle, un corpo traslucido senza pigmentazione e un’apparente assenza di costole. Sono caratteristiche compatibili con una vita trascorsa nell’oscurità totale delle acque sotterranee.
Le sole caratteristiche esterne, tuttavia, non sono bastate per definirne la posizione tassonomica. Le scansioni micro-CT hanno permesso di esaminare le strutture interne, mentre le analisi genetiche hanno fornito un ulteriore livello di confronto. I risultati hanno portato gli studiosi a riconoscere non soltanto una nuova specie, ma un genere completamente distinto all’interno dei Chaudhuriidae.
La scoperta significa che gli acquiferi della pianura indo-gangetica ospitano una componente della biodiversità ittica che finora non era stata documentata.
In termini scientifici, l’individuazione di un nuovo genere ha una portata più ampia rispetto all’aggiunta di una singola specie a un genere già conosciuto: indica infatti una linea distinta nella classificazione del gruppo. Allo stesso tempo, le difficoltà incontrate per ottenere appena un esemplare integro mostrano perché gli habitat sotterranei possano lasciare ampie lacune nelle conoscenze sulla distribuzione degli organismi.
Il nome unisce il Gange e il confine indo-nepalese
Il nome del genere, Gangaichthys, significa “pesce del Gange” e richiama il fiume che fornisce acqua, cibo e mezzi di sostentamento a milioni di persone, oltre ad avere un ruolo centrale nella religione induista. L’epiteto indonepalicus fa invece riferimento alla presenza della specie nell’area di confine tra India e Nepal.
Per la ricerca sulla biodiversità, il caso mostra anche il possibile valore delle osservazioni diffuse fuori dai canali scientifici tradizionali. Un video sui social non costituisce di per sé una prova tassonomica, ma può offrire un indizio da verificare attraverso campioni, analisi anatomiche e dati genetici, come avvenuto in questo caso.
Un video sui social può diventare uno strumento utile per segnalare specie sconosciute? Condividete la vostra opinione sul rapporto tra osservazioni online e ricerca scientifica.






























